Ricordo i primi periodi della mia vita milanese, in cui trascorrevo i mesi attendendo il rientro a casa come evento di festa dell’anno e occasione per portare in Sicilia qualche consiglio spassionato sulla moda, che apprendevo studiando. La valigia che preparavo non rappresentava solo un contenitore di vestiti, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Organizzata con cura, come fosse un guardaroba in miniatura, raccontava le mie prime esperienze nella moda e la mia passione che cresceva sempre di più. Pur non acquistando capi firmati, gli abbinamenti che architettavo (oggi li considero già demodé) dovevano gridare ai miei compaesani che la moda era la mia passione e Milano la mia nuova città. Con il passare del tempo però, quell’attività divertente è stata travolta dalla vita abitudinaria e dalla burocrazia delle vite degli adulti. Aerei low cost, con zaino o bagaglio a mano, orari improponibili, poco tempo per organizzare in anticipo la valigia perfetta e ovviamente, gli anni universitari sostituiti da quella costrizione che ci garantisce almeno un pasto giornaliero e che la mia commercialista chiama lavoro. La morte della valigia elegante non è stata un omicidio, è stata una lunga trattativa in cui, non ce ne siamo bene resi conto, abbiamo iniziato ad abbandonare le strategie mirate scegliendo il comfort. Prima le ciabattine al posto dei tacchi per compensare le lunghe camminate, poi capi dalla doppia funzione, il pantalone morbido che sembra quasi un pigiama ma con il giusto styling diventa assolutamente accettabile per una cena, la camicia oversize presa “solo per stare comode” poi indossata ogni sera per evitare i colpi d’aria. La moda stessa ci ha accompagnati in questa direzione. Il concetto di guardaroba capsule ha sostituito quello della valigia piena di possibilità e gli oggetti più desiderati sono diventati quelli capaci di fare più vite contemporaneamente. La verità è che abbiamo smesso di vestirci per un’idea astratta di vacanza e abbiamo iniziato a vestirci per viverla davvero. La me di oggi, alquanto sopraffatta dal caldo e dal costo dei biglietti aerei, ha trovato solo dieci pezzi che potrebbero tranquillamente sopravvivere a qualsiasi assassinio della valigia moderna. Una t-shirt bianca, il grande classico che non ha mai perso il suo potere; una gonna pantalone a pois, risposta elegante e in tendenza a tutte le giornate; i Ray-Ban Wayfarer, iconici e senza tempo; le havaianas simbolo della vacanza senza sforzo, un pareo con stampa che può trasformarsi in abito, gonna, coperta o telo mare; un paio di orecchini a fiori perché anche la valigia minimal ha bisogno di un accessorio pensato. Non può mancare poi il beauty case intelligente con quello che usiamo davvero: un blush per un make-up velocissimo, la crema solare per arrivare a settembre con una pelle felice e una pinza per capelli, l’oggetto meno glamour ma più indispensabile della storia delle vacanze. Anche un’appassionata di dettagli come me deve ammettere che la valigia elegante ha cambiato forma, non è più quella piena di capi perfettamente coordinati, ma quella di chi conosce il proprio stile abbastanza bene da non aver bisogno di portarselo tutto dietro. La vera raffinatezza è diventata riuscire a sentirsi bene negli stessi pochi pezzi, quelli che diventano più belli perché hanno preso il sole, la sabbia, qualche piega e soprattutto qualche ricordo. Non fraintendetemi, amo ancora vestirmi bene e la preparazione delle mie valigie è una veglia triste per i vestiti che sono costretta ad abbandonare. Però questo articolo è per fornirvi un punto di vista diverso, per comprendere che oggi molte cose stanno cambiando e che la moda è quasi sempre al centro dei cambiamenti generazionali. Non disdegnate dunque uno stile di vita senza stress, una moda meno ragionata o una valigia improvvisata. Con 40 gradi, da Milano, do ufficialmente inizio all’era delle valigie rassicuranti.