/COSA SUCCEDE INTORNO A NOI

Ho sempre considerato la vetrina, fisica o digitale che sia, la forma di comunicazione più artefatta e calcolata che esista. Nasce per catturare lo sguardo, generare desiderio e mostrare esattamente ciò che intende far vedere. Esistono tuttavia momenti in cui è necessario smettere di osservare il riflesso sul vetro per interrogarsi su ciò che si cela alle sue spalle, perché la realtà, nella sua interezza, raramente si svela a un primo sguardo. In settimana mi sono chiesta quale senso avesse per me, che scrivo di moda, quella frivolezza che ho scelto di trasformare in professione e passione, occuparmi di temi politici e culturali. Eppure, proprio perché la moda mi è familiare, scrivere di altro mi è sembrato un atto necessario. Guardando la "vetrina" mediatica di questi giorni, costruita per il grande pubblico, ho notato come sia diventata il filtro attraverso cui ci viene raccontata una crisi profondissima. Da qui una domanda inevitabile: se la notizia ci viene servita come un vetro in frantumi, chi si ricorda più delle ragioni che ci hanno condotto fin qui?
A Milano e in altre città italiane, oltre cinquemila persone sono scese in piazza per protestare contro il carovita, il costo della benzina e la pressione fiscale. Di quelle giornate, tuttavia, la memoria collettiva ha trattenuto solo i fumogeni, le bombe carta e il Duomo trasformato in un set di guerriglia urbana. Non intendo minimizzare, i negozi devastati esistono, così come i commercianti che ne contano i danni, e la violenza non è una forma di protesta che si possa difendere. Ma esiste un abisso tra il condannare la violenza e il permettere che essa diventi l'unica narrazione possibile. Conosciamo tutti le logiche dell'algoritmo: una vetrina che va in frantumi fa il giro del mondo in dodici secondi, mentre un uliveto abbandonato non trattiene il pollice di chi scorre la schermata. Non è cinismo, è il frutto di un'educazione visiva che ci ha abituati a selezionare ciò che merita la nostra attenzione unicamente in base alla spettacolarità visiva. Eppure, a più di mille chilometri da Milano, in Sicilia, la realtà ha un altro passo e un altro peso. Da giorni gli agricoltori presidiano le strade statali, gli autotrasportatori hanno fermato i tir, il gasolio agricolo ha superato i due euro al litro e quella che era iniziata come una vertenza di categoria si è trasformata in una questione che investe un intero territorio. Al momento in Sicilia non ci sono idranti anti-sommossa né negozi di scarpe saccheggiati, motivo per cui i fatti rimangono poco condivisi ma si tratta dello stesso, identico carovita solo che, invece di indossare un volto coperto, ha le mani sporche di terra.
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