/L’ARMADIO D’AUTUNNO IN 10 CAPI

Questa mattina, di fronte a un armadio ordinato ma non abbastanza coinvolgente, ho dovuto accettare l’idea che l’interminabile ottobre sia finito troppo presto rispetto a tutte le cose che mi ero prefissata di fare. Incluso lo shopping. La paura di arrivare troppo presto a regali, cenoni e paillettes mi ha convinta a vivere a pieno il mese di novembre, cominciando a depennare la mia lista di sogni e bisogni, occupata per gran parte da acquisti che vorrei fare per l’autunno. Per vivere serenamente (e salvare le mie finanze) ho cambiato metodo: solo dieci capi, e per ognuno una domanda da farsi prima di aprire il portafoglio. Come mi piace sempre fare, condivido in questo articolo tutto il mio sapere.
Il primo capo d’autunno è il trench, il vero protagonista della stagione, nella versione che preferisci: camel e classico, corto sui fianchi o lungo fino ai piedi. A Roma, alla Festa del Cinema, Alessandra Mastronardi ne ha portato uno in pelle color vino che ha praticamente certificato la moda del trench “alla Matrix”, quello difficile che o lo porti o ti porta. Prima di innamorartene: ne hai già uno beige? Allora la novità che cerchi è nella lunghezza, non nel colore.
Il secondo è il cappotto lungo, magari con spalle strutturate ispirate alla rigidità anni Ottanta che ci ha tormentati nelle foto dei genitori. È il capo che fa il lavoro sporco, copre tutto, perdona tutto, e la mattina in cui non sai cosa metterti ti salva. La domanda: ti sta bene sopra il maglione più spesso che hai? Provalo con lo strato più ingombrante, perché è così che lo potrai indossare anche a dicembre.
Il terzo è la giacca in suede oversize, spalle morbide e colori terrosi (marrone bruciato, cammello, ruggine). È bellissima e un po’ capricciosa, quindi la domanda è onesta: sei pronta a trattarla con cura, con la pioggia da evitare, o vivi meglio in una giacca di cui puoi dimenticarti?
Il quarto, la giacca in pelle, è per quando il trench in pelle è troppo rigido e il suede troppo morbido. Aviator o biker, la domanda qui è semplice: la metteresti sopra un abito leggero, una gonna, un jeans? Se la risposta è sì per tutte e tre, hai trovato quella giusta.
Il quinto è il maglione con la fantasia a rombi, l’argyle, che dalla fine dell’inverno scorso non è mai davvero uscito dall’armadio di chi sa guardare. Chiediti cosa c’è già accanto: se hai molti capi tinta unita, è il tuo punto di rottura; se hai già un maglione con un disegno forte, i due si farebbero la guerra.
Il sesto è il dolcevita, quello che dovrebbe stare sotto tutto e invece finisce per fare da protagonista. Funziona da subito, nelle mezze stagioni. La domanda: lo indosseresti anche da solo, senza niente sopra? Se sì, non è un capo di servizio, è un acquisto che puoi fare.
Il settimo è il pantalone sartoriale morbido, che segna il ritorno del tailoring ma senza la divisa d’ufficio. Gamba larga o dritta, tessuto con un po’ di peso e una caduta che lavora al posto tuo. Lo ha fatto davvero? Provalo seduta e in cammino: la caduta lavora per te solo se non tira quando ti siedi.
L’ottavo è il jeans, che in autunno trova la sua stagione ideale e che, se è quello giusto, probabilmente hai già comprato tre volte. La domanda, allora, è una sola: cambia qualcosa di reale rispetto a quelli che hai (la vita, il lavaggio, la gamba)? Se no, hai già la tua risposta.
Il nono sono gli stivali. Qui, più che altrove, vale la regola di comprare meno e meglio. La domanda: quante volte li indosserai davvero da qui a marzo? Dividi il prezzo per quel numero e capisci subito se un buon paio di stivali è un investimento o uno sfizio.
Il decimo capo, invece, non lo trovi in negozio. È quello che già possiedi e che hai dimenticato in fondo all’armadio. Il cappotto di tua madre, la giacca presa a un mercatino, il maglione che non metti da due inverni perché non sapevi con cosa abbinarlo. Il lusso circolare, che oggi è nei discorsi di tutti i brand, per chi ha un guardaroba pieno non è un concetto bensì un cassetto da riaprire. Qui la domanda ribalta tutte le altre, Nel mio armadio c’è già un capo che fa questo lavoro? Se la risposta è sì, hai appena risparmiato più di quanto vale qualsiasi saldo. Stamattina, davanti al mio armadio ordinato ma silenzioso, ho capito che l’ordine da solo non basta. Un guardaroba racconta qualcosa quando ogni capo sa perché è lì. È il lavoro che faccio sempre più spesso. Sistemare armadi, decidere insieme cosa tenere, cosa rivendere e cosa cercare davvero. Se il tuo sta aspettando di essere riaperto, sai dove trovarmi, se invece ti serve il capo giusto per le giornate di pioggia, lo trovi nella nuova lista GDIGUARDAROBA, con i link per acquistarlo.
Perché, certo, c’è sempre novembre con la sua pioggia, a ricordarci che il capo migliore dell’autunno è quello che ci tiene all’asciutto.
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