/FIORI IN PRIMAVERA

La primavera è arrivata, le ore di luce sono aumentate e i fiori sono ovunque. Sui balconi, nei parchi, nei feed Instagram e persino nella moda. Ogni anno, mentre ci prepariamo a rinnovare il guardaroba in vista della bella stagione, puntuale come un’allergia stagionale, torna la stessa domanda: davvero la moda primaverile non può fare a meno dei fiori? Se c’è una cosa che le collezioni SS26 hanno chiarito, è che il floreale non è più un semplice cliché stagionale, né la stampa romantica da picnic o il vestito svolazzante da campagna inglese. Le passerelle hanno smontato il fiore e lo hanno ricostruito così da rendere il floreale una vera e propria struttura visiva, quasi tridimensionale. I riferimenti che possiamo prendere sono molteplici: i grembiuli di Miu Miu, i dettagli su fondo verde di Marras, l’abito giallo di Balenciaga, i fiori traforati di Fendi, canottiere e mini con stampa a fiori di Ashish, i fiori rossi di Carolina Herrera, le spille di Chanel, le scarpe di Dior o di Proenza Schouler, l’abito floreale rigido di Loewe, il full pattern floreale di Celine, i pigiama di D&G con ricami floreali, il trench con cintura di Erdem in cui i fiori sono ricamati in perline argento, la “contessa” di Gucci, le applicazioni in rilievo di Khaite, i fiori all’uncinetto di McQueen, i fiori in bianco e nero di Patou, i fiori di pizzo arancio di Zimmermann. La moda per le collezioni primaverili non può fare a meno dei fiori per una ragione molto semplice: sono il simbolo perfetto della rinascita, concetto che la moda rincorre da sempre. Ogni stagione è una ripartenza, ogni collezione è una nuova versione di qualcosa che esiste già e i fiori incarnano esattamente il ciclo di nascita, trasformazione e ritorno. Il floreale inoltre è uno dei codici più riconoscibili della moda, funziona perché è immediato, leggibile, universale, è una scorciatoia estetica che permette di comunicare leggerezza, femminilità, stagione, emozione. Un modo di comunicare che non può risultare mai banale. I fiori nella moda sono come certi classici del cinema o della musica, tornano sempre, perché funzionano sempre. Cambiano forma, cambiano contesto, cambiano intenzione, ma restano sempre contemporanei. Il vero punto di forza è non essere mai completamente nuovi, ma non essere mai davvero gli stessi.



         
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