Stasera si terranno i Golden Globes 2026 e, come ogni anno, prima ancora di chiederci chi vincerà, sappiamo già cosa faremo: giudicare. Guardare gli abiti, i gesti, le entrate studiate e quelle disastrose, i sorrisi troppo larghi e le mani che stringono un bicchiere di troppo. Perché ai Golden Globes, da sempre, lo spettacolo inizia molto prima dell’annuncio dei premi. Nel corso degli anni, questo evento ha costruito una memoria collettiva fatta di moda quanto di cinema e alcuni abiti sono diventati iconici proprio in questo contesto. Nel 2000, Kate Hudson arrivò sul tappeto rosso con un abito giallo firmato Versace che segnò non solo la sua carriera, ma un’intera idea di sensualità hollywoodiana: giovane, luminosa, consapevole. Nel 2016, Lady Gaga scelse un abito nero in velluto firmato Atelier Versace per accompagnare la sua vittoria, trasformando il red carpet in una dichiarazione di maturità artistica. Nel 2019, il tappeto rosso si colorò quasi interamente di nero: attrici come Nicole Kidman, Lady Gaga e Reese Witherspoon usarono la moda come linguaggio politico, rendendo impossibile separare estetica e messaggio. Ma i Golden Globes sono anche il luogo delle scelte discutibili, degli eccessi e delle figuracce che diventano leggenda. Nel 2010, una giovanissima Drew Barrymore vinse e tenne un discorso così emozionato e disordinato da sembrare più una confessione che un ringraziamento. Negli anni, le battute dei presentatori, da Ricky Gervais in poi, hanno spesso rubato la scena ai premi stessi, trasformando la cerimonia in un esercizio di tensione costante contro l’imbarazzo causato da sguardi rubati dalle telecamere, reazioni sorprese, brindisi fuori tempo, risate che diventano meme prima ancora che la serata finisca. Qui sta la differenza sostanziale rispetto ad altri premi. I Golden Globes non fingono di essere solenni, accettano il caos, lo incorporano. L’alcol ai tavoli, l’atmosfera da cena elegante più che da teatro, rendono tutto più umano, più imprevedibile. È il luogo in cui un abito può contare quanto una vittoria, e in cui una presenza scenica può ridefinire una carriera anche senza portare a casa una statuetta. Moda e spettacolo, ai Golden Globes, hanno lo stesso peso narrativo. Un vestito sbagliato può oscurare un premio importante, mentre un look perfetto può consacrare una serata anche in assenza di vittorie. Il tappeto rosso diventa una seconda competizione, silenziosa ma potentissima, dove si gioca sul lungo periodo: immaginario, memoria, status. Per questo motivo, mentre stasera l’edizione 2026 sta per iniziare, la domanda non è solo chi vincerà. È chi entrerà davvero nella conversazione culturale di domani: quale abito verrà ricordato, quale gesto verrà condiviso, quale momento diventerà iconico e quale invece verrà criticato. Chi vincerà il premio miglior spettacolo 2026?