/ACCESSORI E ALTA MODA

Se l’haute couture è l’ultimo spazio della moda in cui l’immaginazione non deve chiedere il permesso alla commerciabilità, allora gli accessori ne sono la dichiarazione più sincera. Alla più recente Haute Couture Week, scarpe, borse e persino capelli hanno smesso di completare un look per diventare il luogo esatto in cui il racconto prende forma e spesso anche posizione. Sono tanti gli esempi della più recente settimana della moda a cui possiamo prendere riferimento per spiegare come nella couture l’accessorio non serve a rendere vendibile un abito quanto piuttosto a renderlo memorabile. Le scarpe con teste d’uccello firmate Schiaparelli, sotto la direzione creativa di Daniel Roseberry, sono un esempio chiaro di come l’accessorio couture non debba essere rassicurante bensì offrire al pubblico un accessorio che cattura su di sé tutta l’attenzione, talvolta anche discostandola dall’abito da cui è accompagnato o comunicando scettiscismo per chi osserva. Indossare le scarpe di Schiaparelli significa accettare che lo sguardo non si posi sull’abito, ma scivoli verso il basso, verso qualcosa che sembra osservarti a sua volta. Chanel ci ha invece deliziato con borse in chiffon e tacchetti a forma di fungo, coronando il debutto di Matthieu Blazy nell’haute couture e mostrando la sua enorme capacità nel compiere esercizi di equilibrio tra ingegneria e poesia. Se da un lato lo chiffon scelto per un accessorio annulla le regole di costruzione dell’elemento, dall’altro il fungo, simbolo naturale e silenzioso, diventa un dettaglio architettonico che trasforma la scarpa in un piccolo manifesto visivo. L’eleganza si unisce all’ironia raccontando una couture che gioca con l’idea di sospensione ma concretezza allo stesso tempo. Ancora una volta in questo rinnovato concetto di couture, l’accessorio ha un ruolo importantissimo e conferma il ruolo di Chanel oggi, che continua a muoversi tra eredità e rinnovamento senza mai perdere riconoscibilità. Da Dior, sotto la guida di Jonathan Anderson, scarpe e borse si vestono di fiori, delicati o costruiti con una tecnica così precisa da risultare quasi ossessiva. Nella passerella di Dior, l’accessorio non è un’esplosione di creatività aggressiva, ma un atto di coerenza narrativa. I fiori non sono decorazione romantica fine a sé stessa, sono memoria, artigianato, femminilità intesa come gesto consapevole e soprattutto sono il simbolo primordiale della primavera. L’accessorio in questo contesto in cui ogni petalo è posizionato per sembrare leggero, racconta ore di lavoro invisibile, ed è un elemento così scontato quanto capace di proiettarsi in una realtà in cui siamo sopraffatti dall’illusione della semplicità, uno dei trucchi più difficili della couture. Alla fine, questa Haute Couture Week ci ricorda che il vero lusso vive nel dettaglio. Nelle sfilate spesso lo sguardo corre veloce ma sono gli accessori a fermarlo e nell’haute couture, più che in qualsiasi altro contesto, questi dettagli non sono mai secondari. Sono il luogo in cui l’artigianalità diventa visibile, in cui il tempo speso prende forma, in cui l’idea smette di essere astratta. Perché se l’abito racconta un sogno, l’accessorio, soprattutto nella couture, è la prova che qualcuno quel sogno lo ha costruito davvero, a mano, punto dopo punto.

         
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