/FUORISALONE 2026

Milano sta per entrare in quella settimana dell’anno in cui le code si allungano, le mappe diventano inutili e improvvisamente tutti sembrano essere interessati al design. Dal 20 al 26 aprile, Milano torna a essere il centro del mondo creativo con il Fuorisalone, che da anni ormai accompagna il Salone del Mobile, proponendo alla città una versione accessibile del design. Durante la settimana la città si trasforma in una gigantesca installazione diffusa dove ognuno di noi è autorizzato a criticare le opere contemporanee, attendere ore sotto il sole per uno sgabellino da rivendere su Vinted e discutere su quale marmo sarebbe adatto nell’immaginaria ristrutturazione del monolocale in affitto. Durante il Fuorisalone, Milano diventa appassionata di design e capace di commentarne il valore ma, nel in questo mio momento altamente polemico, mi sono chiesta cosa possa pensare al contrario il Design dei tuttologi italiani, e cosa direbbe se avesse una voce per poter parlare. 
Sembra strano ma seguitemi:
“Mi trovate ovunque, mi fotografate continuamente, mi studiate, mi commentate, mi interpretate. Mi cercate nelle corti nascoste, nelle installazioni immersive, negli showroom minimalisti con luci perfette e musica ambient. Io provo a parlare ma voi, impegnati a rincorrere quell’inutile gift, dimenticate di contemplare me e le mie esigenze. Nasco per essere osservato lentamente, mi costruiscono per essere percepito, per creare silenzi, per generare riflessioni. Poi improvvisamente mi trovo davanti a code chilometriche, persone che entrano, scattano una foto e vanno via. Non fraintendetemi, mi piace essere amato, ma non posso fare a meno di notare che ogni anno la mia esistenza viene ridotta a una tote bag o ad un poster in regalo. Sono progettato per raccontare il futuro, sono fatto di materiali innovativi, di ricerca, di sostenibilità, di intuizioni visionarie e vengo invece trasformato in una semplice mappa da seguire. Amo Milano, ma non durante quella settimana perché faccio fatica con le folle, faccio fatica con chi mi considera solo per viralità. Eppure, nonostante tutto, il Fuorisalone resta uno dei momenti più interessanti dell’anno. Perché in mezzo alle folle, alle mappe, alle code e ai gadget, c’è sempre qualcuno che si ferma. Qualcuno che guarda davvero, qualcuno che capisce che ho tantissimi spunti da condividere e racconti da comunicare.”
A volte è difficile accettare la frenesia di Milano, osservare la città riempirsi di persone che discutono di materiali mentre si affrettano verso l’evento successivo con la stessa determinazione di chi teme di perdere l’ultimo treno. Milano però è il caos, le code, è fatta di improvvise passioni collettive. Milano sa che dietro le corse e gli eventi, chi vive la città impara davvero qualcosa. Chi vive Milano ha la sensazione di aver attraversato per sempre o per un certo periodo una città diversa e vive con la convinzione, anche solo per un attimo, che la diversità possa migliorare il mondo in cui viviamo.




         
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