/ILLUSIONE STAGIONALE

Ho già scritto un articolo sul decluttering ma questa noiosa e costruttiva attività, come la moda, cambia con il passare del tempo. Durante le mezze stagioni (il detto direbbe che non esistono più ma individuarle ci aiuta a giustificare gli improvvisi sbalzi d’umore) si apre l’armadio con determinazione e atteggiamento professionale, decisi a fare ordine e spazio. Poi, dopo pochi minuti tutto cambia. Il decluttering è un rituale stagionale che iniziamo con metodo e finiamo con nostalgia perché anche quando li spostiamo, selezioniamo, pieghiamo o mettiamo via, magicamente i vestiti rimangono sempre gli stessi e sempre allo stesso posto, con quella capacità straordinaria di farci cambiare idea nel giro di pochi secondi. Il momento in cui decidiamo di liberare la giornata da qualsiasi tipo di impegno e di fare il temutissimo cambio di stagione, siamo consapevoli di stare iniziando una conversazione silenziosa tra noi e il nostro guardaroba. Ci sono i capi che non indossiamo da anni ma che improvvisamente diventano “perfetti per stare in casa”, c’è il jeans che non entra più, ma a cui siamo legati sentimentalmente, c’è la camicia comprata per un’occasione che, forse, potrebbe tornare utile. Il decluttering è pieno di questi compromessi silenziosi. Negoziando continuamente con noi stessi, alterniamo momenti di entusiasmo quando ritroviamo capi dimenticati che sembrano nuovi, a momenti di estrema stanchezza quando le pile di vestiti diventano meno ordinate, le decisioni più veloci e il famoso “forse” diventa la categoria dominante. Alla fine del processo, l’armadio sembra migliore, ordinato, pulito, leggero, lo osserviamo con soddisfazione, convinti di aver fatto qualcosa di importante. Ma una settimana dopo, tutto torna lentamente alla normalità con nuovi vestiti che entrano, quelli vecchi che si spostano e con l’ordine che avevamo creato trasformato in una versione più morbida del caos. Il segreto per darsi una spiegazione su quanto accade è che il decluttering non serve davvero a eliminare, serve a riconsiderare, a rivedere ciò che abbiamo, a capire cosa racconta di noi, a osservare come cambia il nostro modo di vestire stagione dopo stagione. È un gesto che ha più a che fare con la consapevolezza che con l’organizzazione. Osservare un guardaroba è quasi come leggere una biografia con capi che restano, capi che spariscono, capi che tornano improvvisamente rilevanti. Ogni armadio è una timeline di un’estetica e non mi dispiacerebbe trasformare il cambio guardaroba in un lavoro di consulenza. Non mi limiterei a piegare vestiti negli armadi degli altri, quello sarebbe troppo semplice, vorrei interpretare i guardaroba, leggere identità attraverso i capi, individuare coerenze, immaginare evoluzioni. L’obiettivo di tutto questo? Ordinare vestiti e idee senza particolari sforzi emotivi: in casi estremi, infatti, i vestiti che verranno abbandonati saranno quelli di qualcun altro e non i miei cari che non lascerò mai.




         
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